È l’anno della BLOCKCHAIN! Te la spiego così

“È l’anno della blockchain!”, sentenziano in molti. In effetti quando si parla di questa tecnologia, qualunque sia l’analisi di partenza, tutte le riflessioni convergono verso una stessa conclusione; la catena dei blocchi rivoluzionerà drasticamente i mercati e le economie.  Il World Economic Forum ha addirittura stimato che, nel 2025, il 10% del PIL mondiale deriverà da tutte quelle aziende che erogano prodotti e servizi legati a blockchain.

Insomma chiunque abbia un interesse verso il mondo di impresa e le innovazioni, e voglia rimanere aggiornato sulle nuove opportunità di mercato, avrà probabilmente già letto di blockchain, e ancora più probabile è che lo abbia fatto passando per il tema “cryptovaluta”.

E anche io sono uno di quelli che sta provando a capirci di più.

Tra tutti i materiali che ho trovato e studiato, quello che ho apprezzato di più, per completezza e chiarezza espositiva, è il video di bitcoinproperly.org. Ecco il link che porta direttamente al video: https://www.youtube.com/watch?v=oSP-taqLWPQ.

Essendo il contenuto in lingua inglese ho pensato di tradurlo e, sotto, ne ho riassunto e rielaborato i punti più importanti.

All right, let’s start!

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La Blockchain

La blockchain ha un’influenza tale sull’economia mondiale da determinare un cambiamento radicale del concetto stesso di commercio. E quando si parla di blockchain, quasi sempre, il pensiero va alla più famosa tra le cryprovalute; il bitcoin. Ma basta osservare più in profondità questa tecnologia per rendersi conto di quanto l’aspetto legato allo scambio monetario sia soltanto la punta dell’iceberg; una delle tantissime applicazioni di blockchain.

Useremo però proprio il bitcoin per spiegare in modo universale le dinamiche e i processi di una catena dei blocchi.

È noto che la complessità del commercio determini la necessità di ordinare tutte le informazioni legate alle transazioni tramite la contabilità. Ma queste informazioni sono in gran parte isolate e chiuse al pubblico, così, per avviare, gestire e concludere delle transazioni, organizzazioni e individui hanno difficoltà a riporre la loro fiducia negli altri. Proprio la mancanza di fiducia li porta a rivolgersi a terze parti e ad intermediari, come le banche.

Ed è su questo scenario che blockchain e cryptovaluta agiscono.

La catena dei blocchi è una rete di nodi (computer e altri hardware) che mantengono una contabilità digitale collettiva. Questa contabilità non è controllata da una sola parte o da pochi enti centrali ma è pubblica e disponibile in un libro mastro distribuito nella rete. In pratica tutte le transazioni sono registrate rispetto a data, ora, partecipanti allo scambio e ammontare dello scambio, e ogni nodo possiede una copia completa dalla blockchain.

Inoltre ogni transazione è verificata dai miners, che ne accertano la validità (per sapere chi sono i miners ecco un VIDEO, in inglese, che lo spiega bene).

E oltre ai miners l’elevata sicurezza del sistema è garantita dai nodi che, per via automatica e con continuità, si accordano circa la correttezza del libro mastro e delle transazioni in esso presenti. In questo modo, se qualcuno tentasse di violare il sistema e corrompere una transazione, i nodi non raggiungerebbero un consenso e di conseguenza rifiuterebbero di incorporare quella transazione nella blockchain.

In pratica ogni nodo della rete deve essere d’accordo sul fatto che una transazione sia avvenuta alla data X e alle ore Y. È come se un notaio controllasse costantemente ognuna delle transazioni.

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Come sfruttare i bitcoin (e altri beni) e la Blockchain

Ma per trasferire un bitcoin è importante stabilire l’unità monetaria che la cryptovaluta rappresenta?

La risposta è NO! Un bitcoin infatti può essere rappresentativo di qualunque unità monetaria. E in realtà la tecnologia blockchain può essere applicata oltre che per il trasferimento di moneta anche per trasferire delle quote societarie, dei certificati di proprietà e documenti di ogni tipo, dei kilowatt ore di energia, o ancora dei punti premio, fino a rappresentare un voto durante le elezioni; e molto altro ancora.

Inoltre un bitcoin può, rispetto al suo valore, essere diviso in migliaia di unità identificabili, ed ognuna di esse può essere programmata in modo che vada a rappresentare un bene specifico (come uno di quelli detti sopra).

Quindi la blockchain è certamente un sistema veloce (bypassa gli intermediari) e sicuro per le transazioni monetarie, ma è anche più di questo.

Immagina un assegno che può essere utilizzato esclusivamente per pagare l’assistenza sanitaria a parti certificate. Immagina che dopo il primo pagamento a tali parti attraverso quell’assegno, per le successive transazioni non ci sia più bisogno di ripetere le solite prassi burocratiche, risparmiando tantissimo tempo.

Oppure immagina un’azienda che sia in grado di automatizzare la spesa che deve sostenere per stipendi, macchinari, materie prime, manutenzioni, fornitori ecc. in modo tale che quel denaro non possa essere speso altrove, e che possa farlo senza rivolgersi a contabili o a terze parti altre.

È ancora più evidente allora come la blockchain determini un incredibile risparmio di tempo e denaro, portando a una drastica diminuzione della burocrazia e ridisegnando i settori finanziari e i processi amministrativi, che comunque diventano, oltre che più efficienti, più trasparenti.

Uno sguardo a domani

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Guardando oltre e provando ad anticipare il prossimo futuro, sembra che la tecnologia della blockchain possa applicarsi ad un’altra delle aree tecnologiche più innovative e in auge degli ultimi anni; l’internet of things.

Nel prossimo futuro infatti, parte della nostra economia potrà essere retta dalle transazioni che avvengono tra macchina connesse all’IoT, come i distributori automatici o i droni.

È chiaro che le macchine non hanno alcuna familiarità con il concetto di fiducia, ma grazie alla blockchain il drone, ad esempio, consegnerà in modo automatizzato un certo pacco al giusto destinatario e saprà di essere stato pagato per farlo. Allo stesso modo un distributore automatico traccerà la propria fornitura e ordinerà i beni mancanti al fornitore, pagandolo.

Questi sono solo due esempi di come la catena dei blocchi può essere applicata, ma è palese il potenziale e l’enorme impatto che potrà avere nei vari settori della nostra economia. La blockchain spezza lo status quo abilitando nuovi mercati e riducendo drasticamente l’importanza dell’intermediario e della terza parte.

Il cambiamento di paradigma è iniziato; è arrivato il momento di discutere apertamente e criticamente su tutte le possibili applicazioni di questa tecnologia.

Se tu fossi interessato ad approfondire l’argomento, sia sfera informatica sia sfera imprenditoriale, voglio segnalarti il prossimo corso di Exosphere (il rivoluzionario incubatore di persone del quale ho parlato QUI) che, tra i vari laboratori, avrà proprio quello sulla Blockchain. Il corso si terrà a partire dal prossimo luglio, in Brasile, e il mentor che lo guiderà è Anish Mohammed, uno dei massimi esperti di tecnologie emergenti. Per maggiori info eccoti il LINK.

Walter Litty (Gabriele Litti) – LinkedIn – Twitter – Facebook – Pagina Facebook – littis92@gmail.com \ littis@hotmail.it

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EXOSPHERE. IL FATTOR COMUNE È “IMPARARE AD IMPARARE”

In quest’articolo sono stati isolati e approfonditi i concetti di IMPARARE AD IMPARARE ed ESSERE PRONTI A FARE IMPRESA, entrambi estratti dalla storia di Exosphere per la rubrica “IMPRENDITORI OGGI” (leggi la storia).

L’approfondimento è il risultato delle interviste ad Antonio Ballette e Felice Rocchitelli, due ragazzi che hanno partecipato all’ultimo corso della Exosphere Academy, dal 09/01/2017 al 03/03/2017.

Antonio ha imparato ad imparare, Felice ha avviato la sua impresa.

IMPARARE AD IMPARARE. Antonio Ballette

La prima intervista è quella ad Antonio Ballette. Per il suo percorso in Exosphere ha scelto il laboratorio su python, un linguaggio di programmazione.

Chiamo Antonio su Skype il giorno successivo all’intervista con Manno. Antonio è un ragazzo modenese di 25 anni che da subito si è dimostrato molto amichevole e disponibile. La mia prima domanda è stata la seguente: “Antonio, tu hai imparato ad imparare giusto?”. Lui sorride e conferma: “hai detto bene!”.

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uno screenshot durante la call skype con Antonio

Allora chiedo ad Antonio di parlarmi di lui. Be’ la sua è una grande storia.

“Io sono classe ’92 e fino al 2014 studiavo economia, ma ti dico la verità, non mi piaceva il mondo accademico” ammette Antonio, e continua: “nell’estate di quell’anno, a Venezia, ci fu un Exobase (workshop che presenta Exosphere nel mondo) al quale partecipai. Lì conobbi Antonio Manno, al quale confidai il mio interesse per l’economia e la mia voglia di imparare a programmare, ma allo stesso tempo di quanto mi stesse stretto il sistema universitario. Così Antonio Manno, con il suo solito aplomb, mi invitò a mandare tutti a quel paese (nella forma più colorita dell’invito) e di raggiungerlo in Brasile per partecipare ai corsi di Exosphere”, mi dice ridendo.

Così, dopo poco, il ragazzo lascia l’Università e da Modena si trasferisce a Southampton per perfezionare l’inglese. Passò qualche mese lì, svolgendo “i soliti lavoretti che facciamo noi italiani quando andiamo in Inghilterra” mi svela.

Ma aggiunge: “rimasi in contatto con Antonio Manno e il suo team perché non era svanito il mio interesse per le materie economiche. E l’idea di diventare un exospheriano divenne sempre più forte. Allora tornai in Italia deciso a lavorare e guadagnare il necessario per concretizzare quell’idea. Trovai un impiego alla Coop fissandomi l’obiettivo di rimanerci qualche mese. Il tempo di mettere da parte i risparmi necessari a partire per il Brasile”.

Ma la vita sa essere strana. Infatti quell’idea doveva aspettare. Quei pochi mesi in Italia come allestitore per la Coop divennero quasi due anni.

II motivo è il seguente. In quel periodo il padre del ragazzo si ammala e lui non se la sente di partire e allontanarsi per due mesi. Purtroppo a metà ottobre del 2016 suo padre viene a mancare.

È a questo punto che mi rendo conto della suo coraggio. Mi ha detto: “non avevo scuse. Dovevo partire”. Allora Antonio manda la sua application ad Exosphere e viene accettato. Ma trova ancora una volta difficoltà. Gli alti costi del funerale, che deve

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una foto di Antonio Ballette e Antonio Manno

sostenere, rendono impossibile la sua partecipazione al corso. Quell’idea sembra dover rimanere tale. Quindi informa l’azienda della sua rinuncia, specificando della situazione.

Ma in Exosphere quello che conta (sul serio) sono le persone. Ecco la dimostrazione: subito dopo la mail di rinuncia, ad Antonio viene offerta una scolarship che copre l’intero costo del corso.

Questa storia Antonio la raccontava sorridendo. E mi ha detto scherzando: “una volta ricevuta la borsa di studio, davvero non avevo più scuse”. Antonio parte per il Brasile i primi di Gennaio di quest’anno.

Un viaggio che ha dovuto attendere dal 2014 al 2017.

Allora gli chiedo cosa, di Exosphere, lo avesse colpito al punto tale da rimanere ancorato all’idea di farne parte, per così tanto tempo.

Mi ha risposto: “È la capacità di Exosphere di rapportare hard e soft skills che ha fatto la differenza. In Exosphere costruisci la giusta mentalità per la nuova economia che sta nascendo. Con questa riesci a reinventarti ogni volta; abilità che non si acquisisce in nessuna Università”.

Ecco allora un prima peculiarità della persona che ha IMPARATO AD IMPARARE. La flessibilità.

Ma insisto. Chiedo allora ad Antonio: “Sapresti dirmi chi eri prima di Exosphere e chi sei oggi?”.

E Lui: “be’ prima di Exosphere ero un allestitore della Coop”, scherza. Poi continua: “prima avevo la classica mentalità di chi ha sempre vissuto in un paesino della provincia, oggi ho competenze di programmazione, che comunque sto perfezionando, ma soprattutto ho la capacità di vedere il mondo con occhi nuovi e più positivi. Tantissimi obiettivi non mi sembrano più così lontani o impossibili”.

“E allora il tuo obiettivo oggi?” chiedo. “Voglio entrare nel settore delle data analysis. Ma come Exosphere insegna bisogna sempre restare aperti a tutto”. “E vorresti fare impresa?”, incalzo, e lui: “forse, ma non al momento. Anche se ti dico che molti miei compagni del corso in Exosphere stanno avviando la loro startup”.

Continuo chiedendogli di descrivermi il concetto dell’imparare ad imparare.

La risposta: “l’imparare ad imparare è una crescita esponenziale. Nel senso che non apprendi linearmente solo un argomento per ragioni, spesso, obbligate (lavoro, studio, ecc), ma hai un obiettivo e lo persegui con un approccio privo di pregiudizi, le cui uniche regole sono curiosità e interesse”.

La mia intervista ad Antonio si è chiusa con la domanda: “consiglieresti Exosphere?”.

Lui: “Certo che lo consiglierei. Exosphere Ti dà la possibilità di incontrare persone ammirevoli e di ampliare le tue conoscenze. Inoltre sia i mentor sia i founder sono eccezionali. Skinner Layne è impressionante, ha una cultura immensa, mentre Antonio Manno in ambito personale è un esempio unico; nonostante quello che ha subito va avanti con il sorriso sulle labbra, cercando di far qualcosa per questo mondo. Sono di grande ispirazione”.

PRONTO A FARE IMPRESA. Felice Rocchitelli 

L’appuntamento con Felice era alle 10.30 di lunedì, mentre ero in treno per tornare alla mia terra natia, il Salento, per le vacanze di Pasqua. Partì da Milano con un

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Una foto di Felice

Freccia Bianca. Mi aspettavano oltre 9 ore di viaggio e avevo tutto il tempo necessario per ascoltare quanto Felice avrebbe voluto e potuto dirmi.

Alle 10.27 lo chiamo. Non risponde. Mando un messaggio e richiamo. Niente.

Dopo 10 minuti risponde al messaggio avvisandomi che un meeting lo avrebbe trattenuto per ancora un’ora. “Ah giusto! Ha iniziato il suo percorso imprenditoriale” penso sorridendo. Per fortuna ho altro da scrivere e posso aspettare.

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Sono le 11.45 e Felice mi chiama. Si scusa per il ritardo riassumendomi la sua mattina come un intreccio tra partner, commercialisti e formalità varie. Insomma il classico inizio di giornata di un neo imprenditore.

Felice è un ragazzo pugliese, classe ’93, laureato in Economia. Come già anticipato ha partecipato alla stessa edizione di Exosphere di Antonio Ballette.

La sua sembra la tipica storia dello studente fuori sede. Da sempre appassionato di economia, finanza e innovazione, si trasferisce a Milano per studiare. Durante gli studi contribuisce a sostenere le sue spese lavorando come barista. Più tardi segue operativamente la nascita e lo sviluppo di una startup di amici, e questo gli fa scoprire ed apprezzare da vicino il mondo della “nuova impresa digitale”. Laureatosi in economia, trascorre qualche mese all’estero ma torna presto in Italia per iniziare la sua prima esperienza manageriale nel trade di in un’azienda operante nel settore industriale dell’acciaio.

Ma proprio durante quest’ultimo impiego si rende conto di quanto il lavoro da dipendente non facesse per lui. “Non riuscivo a convivere con la mancanza di autonomia. Dovevo fare qualcosa che mi permettesse di esprimermi pienamente”, mi ha detto. “Questa ragione mi ha portato in Brasile; ad Exosphere” ha concluso.

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Una foto di Felice durante un momento in Exosphere

Allora gli chiedo come e quando avesse conosciuto Exosphere.

“Conoscevo Exosphere già del 2012. Dalla sua nascita”, mi rivela. Poi aggiunge: “Antonio Manno è un amico di famiglia. Inoltre con lui c’è un feeling particolare. Devi sapere che entrambi condividiamo la passione per le teorie di Von Mises”.

(Leggi la storia su Exosphere per comprendere meglio questo punto).

Già, perché Felice è un tale sostenitore dell’economia austriaca di Mises che ha collaborato alla review e alla traduzione italiana delle teorie dell’economista per il “Von Mises Institute”.

Ma questa è un’altra storia…

“Exosphere rappresentava i miei più intimi ideali. Ecco perché, quando ne ho sentito l’esigenza, non ho esitato”. Infatti il ragazzo rifiuta il rinnovo del contratto per l’azienda dove lavorava e, con i risparmi messi da parte negli anni, parta per il Brasile, destinazione Exosphere acadamy.

La sua strategia è chiara. Rinforzare la sua mentalità imprenditoriale e seguire il laboratorio sulla blockchain per acquisire le competenze utili allo sviluppo della sua idea di impresa. Sì perché lui aveva già un progetto imprenditoriale; infatti, a differenza di Antonio Ballette, Felice è quello pronto a fare impresa.

Così vado al punto e gli chiedo di spiegarmi la differenza tra i due concetti.

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una foto con Manno, Felice (sullo sfondo), Antonio e altri altri partecipanti al corso di Exosphere

“Diciamo che chi è pronto a fare impresa ha un progetto che vuole realizzare, come nel mio caso, o sente l’esigenza di diventare imprenditore. Ma è necessario precisare come le persone pronte a fare impresa sono anche persone che imparano ad imparare. Exosphere ti permette di interiorizzare l’imparare ad imparare”, e continua, “in quanto pronto a fare impresa, Exosphere mi ha dato il coraggio di sposare un progetto e di essere costante. Mi ha spronato a non accontentarmi o a non accettare gli schemi. Grazie ad Exosphere sono diventato l’imprenditore che ho sempre voluto essere. Anzi, l’innovatore che ho sempre voluto essere!”.

Sì perché il progetto di Felice è davvero innovativo. Con l’applicativo che ha sviluppato insieme ad un socio, permette alle organizzazioni pubbliche e private di rendere accessibili e sicuri i dati rilevanti per persone e prodotti, superando le lentezze burocratiche attuali. Tutto questo grazie alla tecnologia della blockchain.

È a questo punto che Felice mi spiega quanto la blockchain non colpirà solo il settore finanziario ma impatterà anche su molti altri settori, come quello dell’informazione o della comunicazione. “Il 2017 è l’anno della svolta per la catena dei blocchi. Stiamo abbattendo tutte le barriere, e anche le Pubbliche Amministrazioni se ne sono rese conto”, ha sentenziato con naturalezza e convinzione.

Ma anche questa è un’altra storia…

Così gli pongo la mia ultima domanda: “Quindi consiglieresti un’esperienza in Exosphere? E a chi la consiglieresti?”

E senza pensarci un secondo mi risponde: “Lo consiglierei a chiunque. Dal più giovane al più anziano. È quell’ambiente dove potersi confrontare su argomenti di spessore, senza essere considerato il pesante della situazione. Un luogo stimolante ed educativo sia sotto l’aspetto professionale sia sotto l’aspetto umano. Se non accetti gli schemi imposti, la scelta di Exosphere è perfetta; ti smussa e ti indica la strada giusta da seguire per raggiungere i tuoi obiettivi”.

LE MIE CONCLUSIONI

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Voglio tirare le somme.

Quello di imparare ad imparare è il fattor comune di qualunque exospheriano, che abbia o meno il desiderio di fare impresa. Diciamo che il fare impresa è una sorta di stadio successivo non obbligato.

Ma quello che è emerso grazie ai due è, in realtà, una conferma. Exosphere rappresenta davvero un luogo NUOVO. Quel luogo che ogni imprenditore, aspirante tale o anticonformista, con la passione o la curiosità per le innovazioni, dovrebbe visitare per imparare ad imparare, ricaricarsi di nuova linfa e “pensare diverso” (come diceva qualcuno).

Non so voi, ma secondo me ‘sti exospheriani faranno un bel po’ di rumore nel mondo…

Walter Litty (Gabriele Litti)Pagina FacebookLinkedIn Twitter littis92@gmail.com \ littis@hotmail.it

IMPRENDITORI OGGI L’ITALIA DELLE STARTUP. La storia di Exosphere

“IMPRENDITORI OGGI L’ITALIA DELLE STARTUP” è la rubrica settimanale che ho pensato per raccontare il mondo delle startup con gli occhi degli startupper. Una breve storia che pone l’attenzione sulle persone, spiegando le dinamiche che hanno portato dall’idea all’esecuzione, e dando una possibile immagine della startup in futuro.

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Oggi parliamo di Exosphere, l’incubatore di persone che vuole “DISTURBARE L’UNIVERSO”.

CO-FOUNDER

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Quella di Antonio Manno è una storia incredibile. Le vicende legate alla sua vita e a Bid.it sono state trattate dai maggiori giornali, in modo particolare dal 2013, dopo la sua assoluzione dal reato di banca rotta fraudolenta e per via delle scorrettezze e ingiustizie subite a causa delle banche socie.

Nonostante tutto Antonio ha sempre rialzato la testa e inseguito i suoi obiettivi, acquisendo un’enorme esperienza imprenditoriale. Qui due articoli che raccontano la sua straordinaria storia (articolo1 articolo 2 NB sono passati oltre due anni dalla pubblicazione di questi articoli che accennano ad Exosphere. Come leggerete sotto, oggi l’azienda è molto cambiata).

Oggi è co-fondatore di Exosphere e la storia e l’ambizione di questo progetto sono anche più affascinanti. Potrei riassumere Exosphere come un incubatore di persone anticonformiste, visionarie e rivoluzionarie; ma sarebbe riduttivo, soprattutto se si pensa al loro slogan. In Exosphere vogliono “DISTURBARE L’UNIVERSO”.

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La conversazione con Antonio comincia giovedì, su Skype, quando da me, in Italia, erano le 19.00 e da lui, in Brasile, erano le 14.00. La prima cosa che gli ho chiesto era legata ad un suo post su Facebook di qualche ora prima, circa il film “The_startup”. Ero curioso di sapere cosa fosse un “campo dei miracoli”.

Campo dei miracoli

il post di Antonio

Gli ho detto: “Antonio la tua vita è incredibile e in quanto a storytelling ha tutto; è su di te che dovrebbero fare un film lo sai?”, ridiamo. Poi ho continuato chiedendogli cosa intendesse con “campo dei miracoli” e lui mi ha risposto: “vedi Gabriele, il mondo delle startup e quello imprenditoriale stanno attraversando una grande crisi. Oggi per un ragazzo la startup è la più grande illusione. I giovani percepiscono il messaggio che fare startup sia semplice e cool. Bastano un’idea, uno startup weekend, presentare un buon pitch e alla fine si trova un investitore che ti riempie di soldi! È questo il campo dei miracoli. Ed è per via di questa crisi che nasce Exosphere. È la nostra risposta ad un mondo che sembra aver perso il buon senso”.

Ma continua: “questo non vuol dire che non si possa più fare impresa. Anzi il mondo è ancora pieno di problemi da risolvere e ognuno di questi problemi è un’opportunità imprenditoriale. Soprattutto oggi, grazie all’innovazione e alle tecnologie emergenti ed esponenziali. Ma ci vuole buon senso e spirito critico.

Così chiedo più dettagli sull’ultimo punto e lui mi risponde: “la comprensione delle nuove tecnologie è molto più semplice di quanto si pensi. In Exosphere, in 8 settimane, possiamo insegnare a programmare in “solidity” o in “python” (due linguaggi di programmazione ideali per le nuove tecnologie, come la blockchain). Ma non basta. È fondamentale insegnare anche l’aspetto più umano e psicologico del fare impresa ed infondere nelle persone ciò che di più semplice e al contempo rivoluzionario possa esistere; il buon senso.

 Ero affascinato dalla sua mentalità e dalle sue idee, che personalmente condivo molto. Ma volevo capire meglio cosa fosse Exosphere perché la definizione che trovavo online (“incubatore di persone”) non mi bastava.

Così gli ho posto la solita domanda: “Antonio, riusciresti a spiegarmi in 30 secondi Exosphere?”.

E lui: “Be’ Gabriele, io non riesco a definire Exosphere se non utilizzando parole che non amo, perché riportano a quel sistema illusorio di cui ti parlavamo prima” mi dice, riferendosi ai termini “incubatore”, “acceleratore”, “startup community”, ecc. Ma continua: “anche se Exosphere è tutto questo, basandosi però su un principio diverso. È un luogo nato per risolvere i grandi problemi del mondo grazie alle nuove tecnologie emergenti ed esponenziali, e grazie alla comprensione profonda di cosa voglia dire essere imprenditore e di cosa significhi relazionarsi con gli altri”.

Insomma Exosphere non crea startup. O meglio, può anche farlo, infatti sono diverse le persone che dopo l’esperienza in Exosphere hanno avviato il loro progetto imprenditoriale. Ma soprattutto Exosphere accoglie persone con uno spirito diverso e anticonformista, che non accettano la rigidità delle istituzioni, e le forma a livello pratico e umano, insegnando loro la grandezza dell’IMPARARE AD IMPARARE (concetto sul quale torneremo dopo).

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EXOSPHERE OGGI

Dalla sua nascita (2012) ad oggi, Exosphere ha organizzato 8 laboratori da 8 settimane l’uno, ha ospitato più di 250 persone provenienti da 60 paesi e dalle quali sono nate 20 start up\progetti imprenditoriali.

“Oggi continuiamo a perseguire l’obiettivo di disturbare l’universo” mi dice Antonio, precisandomi come “disturbare l’universo” sia un’esortazione al fare e all’essere DAVVERO disruptive. “E in Exosphere permettiamo a chiunque di riuscirci, grazie alla nostra filosofia, ai nostri laboratori e ai nostri mentor”.

Ma vediamo di essere più precisi. Exosphere è così strutturata:

-ogni corso dura minimo 6, massimo 8 settimane;

-ogni corso ha dai 3 ai 4 laboratori;

-ogni laboratorio ha un tema specifico che cambia da corso in corso (l’ultimo aveva 4 laboratori tra i quali scegliere, con temi – Blockchain – IA – Biohacking – Realtà alternativa);

-ogni laboratorio ospita da un minimo di 8 a un massimo di 15 persone, per un totale di 30-40 persone a corso;

-ogni laboratorio è tenuto dai mentor, che sono professionisti e imprenditori esperti dei vari argomenti trattati nei laboratori;

-esistono due macro attività:

  • SCIENTIFICA: quella legata al tema del laboratorio. Quindi tutte le attività pratiche e di discussione inerenti la tecnologia scelta, ad esempio la blockchain;
  • ARTISTICA: tutta la parte più umanistica legata agli aspetti psicologici e filosofici dell’essere imprenditore e non solo.

Ma il cross-learning è tale che gli exospheriani possono, oltre ai loro laboratori, partecipare alle classi degli altri e apprendere orizzontalmente anche sulle altre materie.

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schema che illustra la struttura di Exosphere Academy

Antonio ci tiene a precisare due cose. La prima è che i partecipanti vivono in simbiosi e apprendono l’uno dall’altro per tutto il periodo del corso. La seconda, fondamentale, è che alla fine del corso non si diventa necessariamente imprenditori.

In pratica quando una persona entra in Exosphere da totale neofita nei confronti delle innovazioni o dell’imprenditoria, ne esce come una persona che ha IMPARATO AD IMPARARE. Mentre se entra da esperto (con background economico, ingegneristico, ecc, o con un progetto imprenditoriale), esce da Exosphere PRONTO A FARE IMPRESA.  E i mentor svolgono un ruolo determinante andando ad indicare una strada da seguire, rispetto alle varie situazioni, ambizioni o progetti di ogni exospheriano.

E questi due concetti mi hanno incuriosito al punto che ho chiesto ad Antonio di mettermi in contatto con due persone, ex Exosphere, che appartenevano alle due sfere. E Antonio per semplificarmi l’intervista mi ha presentato due italiani.

Così ho intervistato Antonio Berlette che ha imparato ad imparare, e Felice Rocchitelli che ha lanciato la sua impresa, entrambi partecipanti all’ultimo corso (Questa l’intervista ai due ragazzi).

Dalle interviste è emerso che:

  • Chi impara ad imparare è flessibile ed attento ai cambiamenti ambientali. È mosso dall’interesse e dalla curiosità ed è privo di pregiudizi rispetto a ciò che vuole apprendere. Diventa cosciente dei propri limiti ma pronto a superarli indipendentemente da quanto possa apparire complesso, rimanendo critico ed aperto.
  • Chi è pronto a fare impresa non solo acquisisce la capacità di imparare ad imparare, con tutte le sue implicazioni, ma si mette in gioco realizzando un progetto di impresa, con coraggio, coerenza e costanza, rifiutando la rigidità degli schemi sociali.

Sono soddisfatto ma voglio ancora più informazioni, così chiedo ad Antonio come si piccola skdiventa esxospheriani. E lui mi risponde: “A noi non interessa il background e non ci sono limiti di età. Abbiamo persone che vanno dai 18 fino ai 60 anni. Infatti la partecipazione di persone con età differente determina un vantaggio reciproco. Un exospheriano con 50 o 60 anni di età ha un’esperienza tale che un giovane non può far altro che imparare da lui, e viceversa il più giovane potrà essere d’aiuto al più senior per l’apprendimento delle tecnologie” sottolinea. Ma la parte più intrigante viene quando mi dice: “Noi cerchiamo gli outliers, ovvero persone che non accettano il sistema. Chi critica la burocrazia o la politica. E sono 3 le caratteristiche di un outlier. PASSIONE, CURIOSITÀ e voglia di CAMBIARE IL MONDO. Quindi se identifichiamo nel candidato queste caratteristiche allora accettiamo la sua iscrizione”.

NB tutto il corso si svolge in inglese.

EXOSPHERE DOMANI

Ormai le regole di questa rubrica sono chiare, così pongo ad Antonio la domanda che amo di più. Sì perché è quando si parla del futuro che si capisce la più profonda visione ed ambizione di una persona e dalla sua impresa. Quindi gli chiedo: “dove vedi Exosphere nei prossimi anni?”. Ancora una volta la risposta di Antonio mi ha lasciato stupefatto.

Vedo Exosphere in tutto il mondo. Perché una cosa è certa. Questo progetto non avrà fine con i suoi fondatori. Noi ci vediamo come quei monaci amanuensi che tenevano le prime lectiones magistrales dalle quali nacquero i sistemi universitari che si diffusero nel mondo. Anche Exosphere si diffonderà e diventerà un luogo di scienza (aspetto tecnologico) e di arte (aspetto umano e filosofico) dove tutti gli outliers potranno incontrarsi e cambiare il mondo, insieme”.

gabri3E aggiunge che la loro espansione comincerà (presto) dai Paesi in via di sviluppo, perché vogliono attrarre tutti quei talenti che nel loro Paese non hanno a disposizione i servizi o le tecnologie necessarie a valorizzare le loro potenzialità.

Altro punto che riguarda il futuro dell’azienda e che è praticamente realtà è il ruolo di investitore di Exosphere. Infatti Antonio mi ha rivelato che vogliono finanziare quelle startup ad alto impatto sociale, che hanno una mission disruptive e l’obiettivo di risolvere i grandi problemi del mondo. E lo faranno con Exolab, il loro fondo di investimento. Inoltre è molto probabile che investiranno proprio sui progetti degli exospheriani perché si fidano della mentalità che questi hanno acquisito durante il loro percorso in Exosphere.

Insomma, la strategia è chiara!

CONSIGLIO

E per concludere anche questo appuntamento con “IMPRENDITORI OGGI” ho chiesto ad Antonio quale fosse il suo consiglio per tutte le persone che vogliono fare impresa.

AntonioMannoEd eccolo qui: “SEGUITE VOI STESSI E IL VOSTRO ISTINTO. PERCHÈ UN IMPRENDITORE DEVE AVERE LA FIAMMA DELL’ISTINTO. E SE PROVANO A SPEGNARE QUELLA FIAMMA – (riferendosi alla burocrazia, all’elevata tassazione, ecc) – VOI NON CEDETE E CREDETE IN VOI STESSI!”.

Io vi posso garantire una cosa. Sono poche le persone ad avere la passione, la convinzione e la tenacia che ha quest’uomo. Ha subito colpi fortissimi e avrebbe potuto gettare la spugna molte volte ma ha resistito ed ha sempre protetto la sua fiamma, che oggi è ardente più che mai. Antonio Manno è un highlander! E io credo in lui ed in Exosphere.

E Tu? Tu sei pronto a DISTURBARE L’UNIVERSO!?

Walter Litty (Gabriele Litti)Pagina FacebookLinkedIn Twitter littis92@gmail.com \ littis@hotmail.it

IMPRENDITORI OGGI L’ITALIA DELLE STARTUP. La storia di Let’s Weed

“IMPRENDITORI OGGI L’ITALIA DELLE STARTUP” è la rubrica settimanale che ho pensato per raccontare il mondo delle startup con gli occhi degli startupper. Una breve storia che pone l’attenzione sulle persone, spiegando le dinamiche che hanno portato dall’idea all’esecuzione, e dando una possibile immagine della startup in futuro.

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Oggi parliamo di Let’s Weed, la startup nata dall’idea di due giovani leccesi.

CO-FOUNDER

Conosco Antonio da diverso tempo e considero la sua storia un grande esempio di “impresa oggi” e di startup.  Per questo motivo ho voluto scrivere di Let’s Weed.  Così abbiamo fissato una call skype e venerdì sera, l’intervista con Antonio, è cominciata con la classica domanda:

-“In 30 secondi, cosa fa Let’s Weed?”

-“Let’s Weed è la prima piattaforma italiana all’insegna della salute e del benessere che offre servizi di supporto in ambito Cannabis terapeutica e Canapa industriale. La piattaforma pone grande attenzione alla sicurezza e alla qualità”.

“Abbiamo messo ordine in un settore che era troppo caotico” ci tiene a sottolineare Antonio.

Già perché questo settore era poco strutturato e le persone trovavano difficoltà a soddisfare i loro bisogni o dare risposta a molte domande sul tema cannabis legale.

E proprio le persone, puntualizza Antonio, sono l’elemento focale di tutto il progetto.

AIUTARE LE PERSONE A VIVERE MEGLIO E AD ESSERE PIÙ FELICI. È questa la nostra mission”.

Prima di raccontare la storia però, è utile una precisazione. Antonio e Stefano si sono avvicinati al mondo cannabis senza conoscere niente del settore; hanno imparato lavorando. Inoltre non sono dei fanatici della pianta come mezzo di divertimento. “Noi non fumiamo neanche sigarette” precisa. Il team di Let’s Weed è formato da persone che provengono da contesti accademici e professionali non collegati al settore cannabis e questo rende la startup assolutamente imparziale.

Ed ecco come nasce la startup…

STORIA

Antonio e Stefano si conoscono da sempre, provengono dallo stesso paese, Copertino (LE), sono vicini di casa, sono coetanei e amici per la pelle. Entrambi, da buoni salentini, sono da sempre amanti dalla natura. Ed è proprio in una delle zone naturali più belle del Salento, Porto Selvaggio, che i due esprimono un desiderio comune.

“Era l’inizio di Aprile del 2015 e come nostra abitudine stavamo facendo footing a Porto Selvaggio. Lo facevamo per svuotare la mente, per ricaricare le batterie. Ma quel pomeriggio fu diverso dagli altri” dice Antonio.

Infatti Stefano avanzò una proposta. Una proposta molto semplice ma che cambiò tutti i loro piani. “Antonio, perché non mettiamo insieme le nostre competenze e creiamo una startup?”

Immersi nella pace di una terra incontaminata comincia tutto quanto. I due diventano sempre più motivati dal desiderio di migliorare una parte del sistema sanitario italiano offrendo servizi di supporto innovativi e di facile accesso. Sì, perché era la sanità il settore in cui decisero di fare il loro ingresso.

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un’immagine di Porto Selvaggio

“Fu subito evidente che per raggiungere questo obiettivo era necessario individuare una nicchia di mercato in cui collocarsi, considerando come quello sanitario fosse un settore troppo grande, complesso e competitivo” dice Antonio. Poi continua raccontandomi:

“Ho pensato a Let’s Weed di notte, tra fasi di dormiveglia e sonno profondo, abbozzando l’idea su un foglio di carta che ero solito lasciare sulla mia scrivania”, e aggiunge, “capì subito che moltissime persone avevano grande difficoltà ad orientarsi in un settore tanto complesso. Era veramente troppo difficile trovare un medico in grado di prescrivere terapie a base di cannabis e una farmacia che consentisse l’accesso al farmaco. Addirittura molti professionisti sembravano disorientati dall’argomento. Pensa che al tempo erano pochissime le farmacie e pochissimi i medici che si interessavano al settore, tanto che la gran parte delle persone si informava attraverso il passaparola, fino a fare centinaia di km per procurarsi il farmaco. Insomma c’era bisogno di offrire servizi di supporto”.

È qui che entra in gioco Marina, sorella di Antonio, avvocato ed elemento attivo del team. Grazie al suo aiuto ed alla sua preparazione infatti, dopo una sola settimana, i ragazzi acquisiscono la conoscenza di tutti i quadri legali in merito all’argomento trattato.

E dopo un’altra settimana viene messa online la prima versione di Let’s Weed. Si trattava di un sito vetrina molto semplice ma anche molto chiaro. L’immagine dello stivale italiano in grado di raccogliere e mostrare tutte le farmacie e tutti medici che operano nel settore cannabis legale. Un’idea semplice.

“Stefano è un abile programmatore” dice con soddisfazione Antonio, “per questo motivo, già a fine aprile, il sito vetrina di Let’s Weed era online”.

C’erano la data del lancio ufficiale (Gennaio 2016) una breve descrizione del sito ed un messaggio chiaro: “sei un medico o una farmacia del settore cannabis? Allora registrati su Let’s Weed”.

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La mappa di Let’s Weed oggi

Furono 9 mesi in cui la piattaforma crebbe tantissimo. La cosa che più di tutte sorprese i ragazzi fu che giornali, anche molto importanti, cominciarono a parlare di Let’s Weed in modo spontaneo. La conseguenza fu un effetto domino sulle persone, professionisti e non, che cominciarono a registrarsi in massa.

“Ma i giornali come hanno fatto a conoscere Let’s Weed?” ho chiesto. Ed Antonio mi ha risposto che in quel periodo il tema cannabis era molto caldo e loro furono bravi a raggiungere gli utenti e creare attesa. “Chiaramente è stato un crescendo” aggiunge, “i giornali che si sono imbattuti nel progetto ne hanno compreso il potenziale ed hanno cominciato a scrivere. Alcuni degli articoli su Let’s Weed ebbero migliaia di condivisioni e questo contribuì alla crescita della piattaforma” (alcuni dei primi articoli: Il fatto quotidiano – StartupItaliaRepubblica).

Furono mesi in cui imparammo tanto di quel mondo. Cominciammo a capire i problemi delle persone con malattie e le esigenze informative, anche dei professionisti.

Ci confrontavamo spesso con i nostri iscritti, ed anzi, parlare con loro è stato il nostro valore aggiunto. Ci ha permesso di affinare e migliorare il progetto e di raccogliere informazioni utili a disegnare le strategie post-lancio.

Arrivammo così a Gennaio 2016 con un elevato numero di utenti, una buona notorietà, delle conoscenze approfondite del settore e delle esigenze, e una strategia chiara.

LET’S WEED FINO AD OGGI

Così da Gennaio i servizi offerti da Let’s Weed divennero personalizzabili attraverso l’apertura libera e gratuita di un account.

L’account è determinante per il sistema su cui regge Let’s Weed. Nello specifico sono gli “interessi” ad avere un valoro strategico. Come mi spiega Antonio: “L’interesse viene selezionato dall’utente in fase di registrazione e riguarda le patologie trattabili con la cannabis. In questo modo la piattaforma individua tutte quelle persone che hanno interessi comuni e le segnala all’utente. E ciò è molto importante per coloro che hanno un problema di salute, perché possono condividere esperienze e scambiarsi informazioni grazie al nostro sistema di messaggistica. Questo diventa anche un supporto psicologico. Se prima queste persone (o i loro parenti) si sentivano sole, oggi Let’s Weed riesce ad aiutarle”.

Inoltre il sistema è geolocalizzato e gli utenti possono conoscere quali sono i medici, le farmacie e le persone più vicine alla propria posizione. E una volta trovati possono aggiungerli ad una lista contatti.

“Poi abbiamo voluto agire anche sui limiti e sulle inesattezze informative di cui questo settore è pieno. E lo abbiamo fatto con il servizio Domande&Risposte”.

Domande&Risposte, come intuibile dallo stesso nome, offre la possibilità di fare domande su un argomento legato ad uno degli interessi della piattaforma e di ricevere delle risposte affidabili e di qualità (due importanti concetti sui quali torneremo tra pochissimo).

Ancora più recente è la parte industriale. Let’s Weed infatti ha da poco aperto le porte a tutte quelle aziende italiane che coltivano e trasformano la cannabis ed ha ampliato la lista degli interessi per gli utenti.

Queste aziende producono olio, farine, tessuti, prodotti edili ed altri materiali che garantiscono un positivo impatto ambientale grazie alle proprietà della pianta. Ma Antonio ci tiene a precisare che l’apertura è perfettamente in linea con la Mission della piattaforma; “aiutare le persone a vivere meglio e ad essere più felici”. E aggiunge che proprio l’aiuto dell’industria permette di migliorare la qualità della vita delle persone contribuendo alla loro felicità. “È come per il food”, dice, “Se mangi prodotti sani e naturali sarai più in salute e starai meglio”.       Ma ciò è possibile ad una condizione, ovvero che la sicurezza e la qualità vengano assicurate.

Ed è a questo punto, quando per l’ennesima volta si soffermava su questi due concetti, che chiedo cosa intendesse per Qualità e Sicurezza e come Let’s Weed riuscisse a garantirle.

Lui mi ha risposto che: “è un settore molto delicato. Troppi attori del sistema cannabis terapeutica ed industriale dicono la loro senza conoscere fino in fondo ciò di cui parlano o gli aspetti giuridici connessi. Oppure alcuni dei prodotti presenti sul mercato sono realizzati con canapa importata, della quale non è possibile acquisire le giuste informazioni” e continua, “Let’s Weed, invece, vuole offrire solo il meglio ed è per questo che i nostri controlli sono rigorosi. Infatti ogni farmacia, medico o azienda che si registra sulla piattaforma deve in primis essere italiana e poi deve documentare la sua conformità con le leggi vigenti e rispondere ai parametri che ne certificano la qualità e la professionalità”.

“Ma così facendo non potresti mettere troppi paletti alla crescita di Let’S Weed?” chiedo.

“Al contrario” risponde lui, “non solo siamo in forte crescita, ma i feedback degli utenti ci fanno capire come siano proprio le nostre regole ferree a farci apprezzare dalle persone e dall’intero settore”.

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DOVE SARÀ LET’S WEED NEI PROSSIMI ANNI

“Quindi, ad oggi, Let’s Weed ha fatto emergere il settore della cannabis legale in Italia, ha messo ordine tra i vari attori del sistema ed ha assicurato professionalità ed alta qualità. Insomma avete fatto poco per adesso”, scherzo. E dopo qualche altra battuta sul grande lavoro svolto, gli pongo la domanda: “ma se ti chiedessi dove sarà Let’s Weed tra un anno?”.

“Ecco” risponde Antonio, “una volta garantite qualità e sicurezza a 360°, l’obiettivo è rendere l’utente molto più libero sulla piattaforma. Ad esempio con il servizio Domande&Risposte, che al momento è aperto soltanto ai professionisti. A brevissimo sarà una funzione accessibile a tutti anche grazie a Q-Rank ed alle segnalazioni. Q-Rank è l’algoritmo, di cui andiamo più fieri, sviluppato da noi, che permetterà ordinare i contenuti della piattaforma in ordine di qualità. Le segnalazioni invece, ci permetteranno di individuare ed eliminare contenuti che possono essere offensivi per gli utenti”.

Antonio mi ha anche rivelato che entro l’anno prossimo Let’s Weed svilupperà l’app mobile, con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia dei servizi messi a disposizione.

Allora continuo: “E tra 5 anni invece? Dove vedi Let’s Weed?”

“Be’ io immagino Let’s Weed come un marchio sempre più sinonimo di salute e benessere. Credo che in futuro collaboreremo con importanti realtà del mondo sanitario, rimanendo però sempre ancorati ai nostri valori e alla nostra mission”.

CONSIGLIO

Ecco il consiglio di Antonio. Un consiglio per tutti coloro che hanno intrapreso un percorso imprenditoriale o ci stanno pensando:

Dovete avere coraggio. Non abbiate paura di niente e nessuno. Se credete in un’idea o in un progetto allora fatelo e basta! Sapete, all’inizio di questo viaggio io stesso mi ripetevo sempre che il modo migliore di fare qualcosa era INIZIARE A FARLA. Così ho smesso di parlare e ho iniziato a fare. Il risultato è stato LET’S WEED. Abbiate coraggio”.

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una foto di me e Antonio durante l’intervista su Skype

Walter Litty (Gabriele Litti) – Pagina Facebook – LinkedIn – Twitter – littis92@gmail.com \ littis@hotmail.it